Antonio Sciacca, la traccia dell'uomo sulla Terra

 

 

 

 

 

 

 

Antonio Sciacca nasce il 13 Maggio 1957 a Catania, dove si diploma all'Accademia delle Belle Arti. Nel 1978 è selezionato dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, per partecipare alla mostra Internazionale d'Arte Moderna di Glasgow, conseguento riconoscimenti.
Conosce Alberto Burri nel 1980 con il quale entra in affettuosa amicizia e frequentazione.
Sia Burri che Bacon esprimono giudizi positivi su Sciacca e sulle sue capacità artistiche.
Nel 1983 il critico d'arte francese Pierre Restany si reca nel suo atelier di Catania e, poichè interessato alla ricerca pittorica che l'artista stà conducendo intorno alle "Metamorfosi dell'essere umano", elaborerà un testo critico intitolato "Fantasmi Familiari".
Negli anni 80 avrà testi critici di Alberto Sala, eminente critico d'arte del Corriere della sera di Milano.
Nel 1987,visitando in compagnia del pittore toscano Nico Paladini, l'esposizione "Internazionale d'Arte" di Milano, si rendono conto dei contenuti trasmessi dalle loro opere e scrivono il manifesto "Dichiarazione di Metropolismo". Nel Gennaio 1989 viene allestito, in occasione dell' Arte Fiera di Bologna, uno stand con opere del "Metropolismo". Si susseguono mostre in Italia ed in Europa con testi critici di Vittorio Sgarbi, Achille Bonito Oliva e Pierre Restany. Tutt'oggi, Sciacca, vive e lavora a Catania.


 
 

 

 

 


 

 
Chiudete gli occhi. Pensate al concetto di galleria d’arte, alla sua trasposizione mentale. Vi troverete di fronte al binomio classico “critici-mercato”, ovvero il proporre, ormai da anni, uomini d’arte più o meno validi, sinceramente datati, che non fanno più da specchio alla cultura contemporanea. Uomini d’arte, non artisti: persone che vivono nell’arte ma che non la fanno, che cercano disperatamente di carpirne i segreti senza riuscirvi, come tendendo ad una preda riservata a pochi eletti. Ora tornate alla realtà, non però a quella classica. Già perché ne è appena nata una nuova, diversa da tutte le altre. Forse parlare di una semplice galleria è sbagliato, riduttivo: ArtTime vuole essere qualcosa di altro, qualcosa di più. Vogliamo essere testimoni di quella inquietudine continua che è motore del nostro divenire. Vogliamo rendere visibili i fenomeni che l’opaca consuetudine, alleata con il “sistema dell’arte”, ha colpevolmente nascosto nelle pagine incollate o stropicciate della storia.